RECENSIONE: BRIGITTE CALLS ME BABY LIVE AL CIRCOLO MAGNOLIA

Scritto da il 30 Marzo 2026

RECENSIONE: BRIGITTE CALLS ME BABY

Milano, 28 marzo 2026

Serata frizzante al Circolo Magnolia, bel localino spartano ma molto ben organizzato alle porte della periferia milanese, praticamente adiacente all’aeroporto di Linate.

L’occasione è il concerto dei Brigitte Calls me Baby, band di Chicago che sta girando l’Europa da headliner dopo essersi fatta le ossa nel Regno Unito, come gruppo di supporto nel tour dei Vaccines.

Quando arriviamo al locale non lo sappiamo ancora, ma appureremo che il set sarà breve, della durata di un’ora scarsa.

Troppo breve, se consideriamo che la band ha all’attivo due dischi dai quali attingere e che, nel suo status di gruppo emergente, dovrebbe essere spinta a dare il massimo nella dimensione live. Se non dal fuoco sacro, almeno da banali motivi di opportunità: maggiori sono durata e intensità del concerto, maggiori sono le probabilità di accattivarsi il pubblico.

Invece i Brigitte Calls Me Baby salgono sul palco con un atteggiamento da musicisti navigati, con l’aria quasi annoiata di chi è abituato alle folle adoranti e non ne assapora quasi più l’emozione.

Ma bastano pochi minuti per capire che si tratta, appunto, di un trucco di scena, forse deciso ad arte per creare quell’allure vintage cui la band deve buona parte del proprio successo.

Le sonorità, l’atmosfera, i gesti, l’abbigliamento, tutto di loro ha il sapore dei tempi andati, a cominciare dal cantante Wes Leavins, una specie di David Sylvian in completo nero e camicia gessata che cattura immediatamente i presenti con la sua vocalità piena, rotonda, una perfetta sintesi fra Morrissey, Elvis Presley e Roy Orbison.

E anche guardando gli altri membri della band, tutti ugualmente vestiti di nero, l’immaginazione corre veloce e non si può fare a meno di tracciare paralleli con formazioni del passato: dal chitarrista Jack Fluegel che, a dispetto del look new romantic, sfodererà un suono fortemente debitore nei confronti di The Strokes, al bassista Devin Wessels che, al contrario, ostenta una chioma e un suono che non avrebbero affatto sfigurato negli anni 70.

Insomma tutto, nei Brigitte Calls Me Baby, fa pensare alle suggestioni più disparate. Un coacervo di stili, intenzioni, suoni, attitudini che sulla carta sarebbero persino in contrasto tra di loro, se non addirittura stridenti.

Una combinazione bizzarra, che però funziona. E funziona alla grande.

Intendiamoci, non stiamo parlando di nulla che faccia gridare al miracolo. Ma il concerto è davvero divertente, trascinante, ad altissima tensione, con Wes Leavins che, lo abbiamo detto, non lascia trasparire molta emozione sul palco ma esprime una notevole capacità istrionica e un livello tecnico davvero elevato, che infiammano un pubblico composto da circa 200 persone completamente diverse nella loro eterogeneità: dalla giovane ragazza in preda all’isterismo, all’attempato signore dai capelli grigi in prima fila, fino a scafati frequentatori di club e papà con tanto di bambino al seguito. E tutti cantano a squarciagola ogni singola canzone.

Saranno 15 i brani che la band eseguirà stasera, equamente divisi fra la produzione d’esordio The future is our way out e il recente Irreversible (più This House is Made of Corners, pezzo uscito ufficialmente come EP nel 2023). Quindici piccole gemme dalla breve durata ma dalla consistenza notevole, che hanno reso meno amara la rapida conclusione del concerto.

Immancabile il post-live al banchetto del merchandising con tutti i membri della band. Qui ritroviamo anche i Caledune, interessante trio di giovanissimi parmensi autore (a causa del forfait di due membri) di un set acustico di apertura dove sono evidenti, per stessa ammissione del frontman Dario Ricò, le sonorità dei Verdena.

Al merchandising, contrariamente alla loro apparenza da star navigate, i Brigitte Calls Me Baby si attardano volentieri con la folla che si accalca per farsi autografare vinili e t shirt. L’atmosfera è molto rilassata e la serata si conclude tra qualche selfie e scambi di battute con la band.

Poi, il colpo di scena: nel parcheggio esterno al locale incontriamo il bel Wes mentre sale su un pandino.

Chissà, forse dal prossimo tour si farà scarrozzare su una Mercedes. Perché i ragazzi spaccano e, a meno di passi falsi, ne sentiremo parlare per molto tempo.

SETLIST

1. Truth is Stranger Than Fiction
2. Pink Palace
3. I Wanna Die in the Suburbs
4. These Acts of Which We’re Designed
5. Too Easy
6. I Danced With Another Love in My Dream
7. Palm of Your Hand
8. The Pit
9. The Early Days of Love
10. Eddie My Love
11. I Can Take the Sun Out of the Sky
12. We Were Never Alive
13. Slumber Party
14. Impressively Average
Encore:
15. The Future Is Our Way Out

By Annarella

 

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