Gianni Maroccolo – Recensione del concerto del 8 novembre 2025 a Genova

Scritto da il 10 Novembre 2025

Concerto Gianni Maroccolo a Genova il 08 novembre 2025 presso il Teatro Nazionale – Sala Mercato.

Stavolta la salita dai miei amati cunicoli è stata quasi una chiamata. Su dai Manholes, fino a Genova, Sampierdarena, la parte antica. La splendida Sala Mercato, un teatro che è una
bomboniera e che ospita, sul palco, tre sedie, due bassi e una chitarra acustica.
Io lo avevo già visto entrare, la schiena un po’ curva, i capelli arruffati come al solito e il toscano che pendeva sopra la barba bianca. Insieme all’altra inconfondibile fisionomia: la figura alta, slanciata, capelli e barba sale e pepe, gli anelli alle dita, l’aria da predicatore.

Gianni Maroccolo e Andrea Chimenti. E sai già che la serata non potrà deluderti. Fin dall’inizio, forse appena un po’ prolisso, con l’editore, Andrea Salvi, a spiegare in lungo e in largo perché fin da ragazzino, nel 1987 quel poster dei Litfiba lo aveva ipnotizzato. E quindi che il progetto Il Sonatore di Basso doveva diventare ciò che è diventato, una raccolta di partiture e tablature lunga 300 pagine e un libro di approfondimenti, di peso analogo.

E poi, lui, il Sonatore in persona. Curioso rendersi conto ogni volta che ti approcci a Gianni Maroccolo come sia straniante e insieme meraviglioso il contrasto fra questa statura monumentale d’artista e l’approccio minimale dell’uomo: visibilmente emozionato, mentre parla di sé, sul palco si gratta in continuazione: braccia, viso, schiena. Si stropiccia una faccia già stropicciata in abbondanza dalla vita, presenta il suo sodale: Mur Rouge, giovane bassista che ha riscritto le partiture di Marok e ha realizzato le illustrazioni del libro.
Parte la musica, una citazione, una voce volutamente stridula

“e ora la parola all’onorevole Renato Ossicini della Sinistra Indipendente”:

Narko$, da Epica Etica Etnica Pathos, ultimo disco dei CCCP-Fedeli alla Linea e prima collaborazione fra Marok e Giovanni Lindo Ferretti.
Un amore esploso più di 35 anni e mai sopito, in tutte le sue varie incarnazioni successive: C.S.I., P.G.R. e oltre l’infinito.
Oltre, perché veniamo trasportati ad altezze siderali. Andrea Chimenti fa il suo ingresso sul palcoscenico, si siede in mezzo ai due bassisti, il giovane e il monumento, e fa suoi, a suo meraviglioso modo, una collana di capolavori: Annarella, Versante Est, e poi Montesole. Inquieto. Gioia che riannoda, dolore che inchioda. Mezzo secolo di vita e di musica racchiusi in una frase. Una magia.


Quindi, come un tempo fu a Mishima e a Majakovski, sia lode al dibattito vecchio stile dopo il concerto. Perché alla domanda da cento miliardi di miliardi che tutti avevamo in tasca, e che
candidamente viene infine rivolta da una donna con gli occhi ancora umidi, Marok risponde. E sì, rifaremo i C.S.I. A partire dall’inverno, con concerti, e poi, sperabilmente, con musica nuova,
Parole nuove. Oddio. Come, parole nuove, viene da chiedere, che ne pensa Ferretti che con le parole in musica diceva di avere chiuso?

Vatti a fidare di Lindo,

ridacchia Marok continuando a grattarsi. Durante il famoso pranzo a Cerreto d’Alpi in cui si sono rivisti tutti insieme dopo 28 anni, l’icona di CCCP-Fedeli alla Linea e C.S.I. ha prima tagliato corto:

tu sei pazzo, io non scrivo più.

E Marok di rimando:

ma se tu ci metti un attimo a scrivere. C’è tempo.

C’è tutto un mondo nuovo, orribile, da raccontare, la voce dei C.S.I. non può non tenerne conto. E Marok stesso è un musicista che ferve tuttora di idee, iniziative.

Se c’è solo revival, va bene, ma non sono soddisfatto. Ho bisogno di musica nuova, di stimoli,

spiega.

E musica nuova sia. Non dunque una celebrazione fra il laico, il religioso e il misterico com’è stato il biennio quasi appena passato in cui i CCCP-Fedeli alla Linea sono resuscitati. Ma una riunione di un gruppo di amici e artisti che ancora abbiano qualcosa di originale e inedito da dire.
Lo avesse detto nei Manholes, Marok li avrebbe fatti esplodere, insieme con la consolle e la maschera di Ubik. Ma lo dice qui, con calma e semplicità, in mezzo a una platea di amici, fra un sorso di rum e una grattatina sul braccio.

Ora è attesa, grande aspettativa. E certo, consapevolezza che chi si va a riunire non è solo un collettivo – no, quello lo ritroveremo in circolo come un tempo, molto presto, su un palcoscenico – ma un insieme di individualità molto caratterizzate e battagliere, se sono veri come sono veri alcuni aneddoti che Il Sonatore di Basso snocciola: la lunga e pomposa lettera con cui Ferretti chiude con tutte le esperienze comuni, e alla quale Marok replicò con un semplicissimo, “vaffa”; la burrascosa lite con Francesco Magnelli e Ginevra di Marco dopo il primo disco dei PGR e la conseguente uscita della coppia dal gruppo.
Tutta vita vissuta, tutta vita che può ripetersi come anche no. Tutto scorre. E noi aspettiamo. Con una luce nuova che Ubik si porta nei suoi cunicoli.
Perché ciò che conta è, come non cita Marok perché non è farina del suo sacco, ma di altri – e tutti, Ubik compreso, lo sanno – almeno ora, almeno qui, ciò che davvero ha senso, è che ciò che deve
accadere, accade.

By Ubik

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