Marlene Kuntz, IL VILE: Trent’anni di rumore necessario

Scritto da il 9 Marzo 2026

Marlene Kuntz, IL VILE: Trent’anni di rumore necessario

Ci sono dei dischi che non invecchiano: semplicemente, continuano ad essere attuali. Il Vile dei Marlene Kuntz è uno di questi. Uscito nell’aprile del 1996 da una Cuneo che sembrava il posto meno probabile del mondo per generare un simile terremoto sonoro, questo disco noise-rock ha graffiato in profondità il tessuto dell’alternative italiano — e quelle ferite, a distanza di trent’anni, sono ancora lì, perfettamente visibili.

I Marlene Kuntz seppero trasformare inquietudine e fragilità in una lingua nuova, dove il dolore diventava bellezza, la rabbia lirica, l’angoscia canto corale, trasformando l’intimo tormento in esperienza condivisa. Attraverso chitarre distorte e dissonanti, la voce di Cristiano Godano capace di essere carezza e schiaffo nello stesso momento bassi che vibrano nelle ossa. È rumore, sì, ma rumore di ottima fattura: noise che prende a piene mani dalla lezione dei Sonic Youth e la reinventa in un’estetica post-punk radicalmente italiana e unica.

3 di 3, apriva le danze in maniera molto cruda. Retrattile è attuale come non mai anche oggi con i riferimenti all’omologazione e agli standard imposti dalla società. Ogni brano è un mondo a sé: l’impatto elettrico che scuote il corpo di Agguato e Cenere, con il testo a dir poco rabbioso in contrapposizione con la dolcezza che arriva a spiazzare di Come stavamo ieri, un’alternanza di furia e silenzi improvvisi, una poesia rock molto intensa. Non è un disco solo da ascoltare, ma un’esperienza che si consuma, tra graffi e carezze, tra vertigini e abbandoni.

Ma come riesce ancora oggi a parlare alle nuove generazioni?

La risposta forse è più semplice di quello che si pensi: a trent’anni di distanza, quell’urgenza non si è affievolita e non è cambiata. Anzi, risuona con ancora maggiore lucidità. Il Vile non appartiene a un’epoca passata e archiviata: continua a dialogare con il presente, le sue parole parlano alle disillusioni contemporanee, le sue chitarre gridano ancora contro il vuoto Overflash, le sue atmosfere offrono uno specchio alle inquietudini di oggi come in E non cessa di girare la mia testa in mezzo al mare, dove i rimandi alla Gioventù Sonica sono evidenti più che mai, fino ad arrivare alla title track, degna conclusione, con la ripetizione ossessiva di Onorate il Vile!, di un viaggio perfetto. Un inno di rabbia pura, espressione di un disagio generazionale che non ha mai smesso di esistere.

Ora, nel 2026, questo pilastro torna nella forma di Il Vile Illustrato, e l’aggettivo non è una semplice aggiunta, ma una dichiarazione d’intenti. Infatti a rendere visibili i suoni dell’album è stato chiamato Alessandro Baronciani, illustratore e musicista che ha prestato la sua arte ai Baustelle, ai Tre Allegri Ragazzi Morti, a Colapesce, a
Lucio Dalla. Appassionato di musica rock e dei Marlene Kuntz in particolare, il fumettista ha voluto rendere omaggio a questo disco che gli ha cambiato la vita da adolescente, realizzando, oltre alle grafiche dell’album, anche un booklet/fumetto che diventa il contrappunto perfetto all’energia rugosa del disco, con 11 tavole, ognuna delle quali rappresenta una sua interpretazione dei brani in un linguaggio parallelo e altrettanto necessario, e 3 cartoline con una vignetta estratta dal fumetto stesso. Tutte le copie sono numerate e firmate a mano da lui stesso. Il risultato è un’edizione su vinile colorato in versione deluxe (Limited Edition), uscito il 6 marzo e già introvabile.

Il Vile Illustrato non è nostalgia. È una forma di riconoscenza verso un disco che ha cambiato qualcosa, verso una band che è ancora capace di dimostrare, live dopo live, di essere in perfetta forma. È l’occasione, per chi c’era, di riaprire una vecchia ferita sapendo che fa ancora bene. E per chi si è perso questa pietra miliare, è una seconda possibilità che non andrebbe sprecata.

Per questo i Marlene Kuntz danno appuntamento al loro pubblico nel 2026 con “Marlene Kuntz suona Il Vile“: undici date nei migliori club della Penisola per riportare dal vivo tutta la potenza di un album che ha segnato un’intera generazione.

Onorate il Vile!

By Giuseppe Bellobuono

 

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