Recensione: I Kiwi Cave live al Teatro Garbatella di Roma

Scritto da il 14 Gennaio 2026

I Kiwi Cave live al Teatro Garbatella di Roma: un viaggio nel mondo delle favole a suon di prog rock !

I Kiwi Cave, con la pubblicazione del loro album di esordio, Fabulario, e con i numerosi concerti in giro per lo stivale, sono la prova vivente che il prog rock non è musica per vecchi.
In realtà, il pubblico che ha mandato in sold out il Teatro Garbatella di Roma venerdì 9 gennaio scorso apparteneva a svariate fasce di età: da una parte tutti gli over cinquanta cresciuti a pane e Pink Floyd, King Crimson, Porcupine Tree e Genesis, ma dall’altra anche tanti ventenni, amici e sostenitori della band, che forse proprio grazie a questi ragazzi hanno imparato a conoscere e ad apprezzare questo genere.
Lo spettacolo che si è presentato ai nostri occhi è stato tutt’altro che grezzo e rudimentale, come forse ci si aspetterebbe da un gruppo di esordienti. Scenografie curate nei minimi dettagli, particolari minuziosi, effetti visivi che mescolati alle note hanno dato vita ad immagini potenti e suggestive.
Seguendo il filo logico e cronologico dell’album, la scena si apre con la voce profonda di un narratore che, invocando la musa Euterpe, ci invita a farci cullare e trasportare dal crepitio del fuoco e a

lasciare che sia la musica a raccontare la storia

per scoprire luoghi e personaggi misteriosi e leggendari.

E proprio la musica parte vigorosa con Bluesyd e la sua cavalcata, per proseguire con gli arpeggi e le atmosfere prog più classiche di Meet me at the Lightouse e poi con Faceless Man, brano in cui la band dimostra tutta la sua versatilità e la capacità di spaziare dal prog al funk e, perché no, anche all’elettronica.
Con Ocean Lady, poi, onirica e travolgente, torniamo a farci cullare dalla dolcezza delle onde e delle correnti marine.
È la volta di Taku (nome leggendario attribuito al Dio del regno animale, creatura magica dall’aspetto di un grande riccio floreale, il cui profumo pare riesca a stregare la mente) che si apre con un ritmo bossa nova per culminare in un climax dai toni psichedelici ed ipnotici.

L’epilogo del viaggio arriva con Kiwi Suite, oltre dieci minuti molto floydiani in cui i ragazzi danno piena dimostrazione della loro padronanza tecnica, librandosi da suoni più delicati a riff di chitarre decisamente più incisivi ed aperture improvvise, trascinando il pubblico in un saliscendi di emozioni sonore e visive di grandissimo impatto.
Arriviamo alla fine, il narratore ci riporta nel mondo reale, ma allo stesso tempo ci invita a tornare per rivivere ancora questo splendido viaggio.

E noi siamo certi che il viaggio dei Kiwi Cave sarà ancora molto lungo, e che Fabulario verrà suonato ancora molte volte sui palchi non solo italiani ma anche internazionali. La giovane età dei componenti della band, la loro maturità e la loro dedizione sono assi nella manica che andranno giocati con astuzia ed intelligenza, e questo esordio lascia presagire che il gruppo non avrà alcuna difficoltà ad inserirsi a pieno diritto nell’elenco delle realtà più interessanti del rock alternativo italiano.

Ciò che stupisce, piacevolmente, è la consapevolezza e il desiderio, da parte di questi giovani musicisti, di non proporre un genere facile ed immediato, ma piuttosto colto ed attento, che ha bisogno di più di un ascolto per essere apprezzato. Il loro entusiasmo nel voler intraprendere questo percorso, nonostante le mille difficoltà che ogni band esordiente è costretta a fronteggiare, soprattutto nel nostro paese, è indubbiamente prezioso e contagioso.

E, come in ogni favola, auguriamo loro un lieto fine e tante soddisfazioni. (Foto di Federica Baglioni)

By Federica Baglioni

 

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