Recensione: LEPROUS LIVE ALL’ORION DI CIAMPINO

Scritto da il 5 Febbraio 2026

RECENSIONE: LEPROUS LIVE ALL’ORION DI CIAMPINO

Roma, 4 febbraio 2026

Che i Leprous abbiano elaborato un suono personale e riconoscibile, creando una propria identità ben definita, è un dato di fatto. Che, per questo, si siano ritagliati uno spazio di tutto rispetto nel panorama prog metal, è sempre un fatto. Soprattutto perché parliamo di “un certo tipo” di prog metal, quello scandinavo, dove ormai è diventato difficile non essere derivativi.

Quella che, invece, non è mai scontata è la resa di una band nella dimensione live. Per me era la prima volta ad un concerto dei Leprous, non avevo davvero idea di cosa aspettarmi e questo, mentre mi avviavo verso l’Orion Club di Ciampino per la loro seconda data italiana, alimentava ulteriormente la mia eccitazione.

Arrivata al locale, doccia fredda: i Crystal Horizon e gli Ihlo, le due band di supporto ai Leprous nel tour europeo, hanno già suonato. Inconvenienti del lavoro (il mio) e del fatto di vivere in una grande città, dove non sempre il rispetto degli orari è assicurato.

“Non ce la faremo mai ad arrivare, ma figurati se iniziano così presto”.

E invece. Peccato, li avrei sentiti davvero volentieri.

L’Orion, in effetti, gli orari li rispetta eccome. Alle 21.20, con soli venti minuti di ritardo sulla scaletta, i Leprous salgono sul palco. Le note di Silently walking alone si diffondono nell’aria e alla band bastano pochi secondi per farci capire di che pasta è fatta. Tra le grida entusiaste del pubblico si leva un muro di suono potentissimo, che è violento, sì, ma allo stesso tempo intimo, complesso eppure immediato, adrenalinico certo, ma in grado di parlare alle profondità dell’anima.

Illuminate, The valley, I hear the sirens si susseguono l’una dietro l’altra, il concerto è tiratissimo e i sei musicisti sulla scena dimostrano di sapere benissimo quello che fanno, sono attenti, concentrati sul proprio strumento, ma continuamente impegnati in un dialogo invisibile con gli altri. Ma oltre all’indiscutibile perizia tecnica, la sensazione che si divertano un mondo è palpabile e così la loro passione; e malgrado la situazione non sia certo quella dei grandi concerti rock (i presenti non arriveranno a 2000 persone), i Leprous suonano come se fossero al Madison Square Garden. L’impegno, il cuore, la dedizione che dimostrano è quasi commovente.

Soprattutto lui, il frontman Einar Solberg, non si risparmia: è una furia, un concentrato di entusiasmo, carica i musicisti, fomenta il pubblico e in tutto questo sfodera una tecnica vocale impressionante, infilando note di cui ignoravi l’esistenza e arrampicandosi su falsetti ai limiti dell’umano. Da un momento all’altro ti aspetti che crolli sotto il peso degli impossibili intrecci vocali con cui osa confrontarsi, ma nulla. Lui è più forte di ogni ragionevole dubbio e la sua performance è a dir poco strepitosa.

La scenografia è scarna: solo un backdrop con il nome della band, i musicisti vestiti di nero (Baard Kolstad, il batterista, rimarrà presto a torso nudo data la temperatura incendiaria e la fatica dietro le pelli, ma è un dettaglio), capelli corti, aspetto curato e niente fronzoli. Abbondante è, invece, la strumentazione sul palco (mai viste tante chitarre) così come i giochi di luce, sapientemente orientati a rendere in modo efficace le diverse atmosfere dei pezzi in scaletta. Perché un concerto dei Leprous è prog allo stato puro: un’alternanza formidabile di atmosfere rarefatte ed esplosioni improvvise, le note che si rincorrono l’una dietro l’altra, sposandosi magicamente a formare accordi impossibili e soprattutto tempi dispari, una valanga di tempi dispari difficilissimi da tenere per noi comuni mortali, tanta è la complessità delle strutture dei brani.

Con queste premesse, anche l’omaggio ai loro connazionali A-Ha con  Take on me, accolta con un’ovazione dal pubblico, diventa il pretesto per trascinare i presenti in un ottovolante di note, atmosfere, cambi di tempo e in un crescendo di emozioni, che culmina nella splendida esecuzione di  Below. A proposito: sono tre i pezzi da Pitfalls che la band eseguirà questa sera, ma la scaletta pesca soprattutto da Melodies of Atonement (4 pezzi), mentre gli altri album, ad eccezione di Bilateral completamente assente dalla setlist, sono rappresentati da uno o due brani.

Al di là della musica, quello che colpisce positivamente è anche una certa teatralità dello spettacolo. Già, perché a dispetto delle sue origini nordiche, Solberg gesticola in modo forsennato e i suoi movimenti sono un vero e proprio motore per gli altri, che lo lasciano fare, anzi è evidente che si divertono a seguirlo, muovendosi in sincronia e lasciandosi coinvolgere in una specie di danza sul palco, che è davvero bellissima da vedere.

Ci sa fare, il frontman, e anche parecchio. Parla volentieri con il pubblico, ride, scherza e chiede se è presente qualche “old school fan” che conosca il primo album della band, per poi rivolgersi alla prima fila con un

You, I know.

E infatti, appena parte Passing ecco apparire l’album nelle mani del fortunato in prima fila, che alla fine del concerto otterrà le tanto agognate firme autografe di Kolstad, Solberg e Børven.

La fine del concerto, appunto. Dopo tredici brani la band saluta il pubblico, ma tutti sappiamo che non è finita qui. Infatti, dopo una fuga velocissima nel backstage, eccoli di nuovo per i bis, che saranno solo due ma, come potevamo aspettarci, incendiari. E siccome sappiamo che la scaletta è praticamente la fotocopia di quella proposta nelle date precedenti (tranne uno o due brani jolly che la band cambia di serata in serata), sappiamo anche che la serata di Roma non farà eccezione. Il concerto è davvero finito. Quindici brani, per un’ora e venti di concerto in tutto. Se è vero che bisogna alzarsi da tavola col senso di fame, la sensazione è che i Leprous ci abbiano lasciato una voragine nello stomaco. Unica nota stonata di un pasto in musica altrimenti eccellente.

Le foto sono a cura di Annarella.

SETLIST:

Silently Walking Alone
Illuminate
The Valley
I Hear the Sirens
Take On Me (cover A-Ha)
Below
Alleviate
Passing
The Price
Like a Sunken Ship
Slave
Castaway Angels
From the Flame

Encore:
Atonement
The Sky Is Red

By Annarella

 

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