Con alle spalle i prestigiosi endorsement degli Sleaford Mods e di Geoff “Portishead” Barrow, la recensione del quarto album di Billy Nomates, dal titolo Metalhorse, sulla fiducia, potrebbe anche terminare qui. Victoria Ann “Tor” Marie (è questo il nome all’anagrafe della musicista originaria di Leicester) non cambia il percorso tracciato con i due lavori precedenti. La sua prospettiva chiaramente cantautorale trova il modo di far coesistere attitudine alternativa e grammatica del pop britannico. Il risultato è infine impreziosito da un uso saggio, asciutto e organico dell’elettronica.

La continuità con Cacti, pubblicato nel 2023, è evidente, così come lo è la crescita (ulteriore) in termini di scrittura. Sotto una superficie gradevolmente catchy e ricca di efficacissimi hook, i brani affrontano, con moduli linguistici mai banali, la quotidianità della società britannica. Lo sguardo post working class dei testi, diretti e al tempo stesso caustici, riesce a catturare immediatamente l’attenzione dell’ascoltatore.
Finalmente archiviata la pausa dovuta non solo a seri problemi di salute, ma anche ai postumi di una sciagurata e vile ondata di cattivismo social, scatenata dalla sua esibizione al Park Stage di Glastonbury 2023, l’artista torna con un album di rara fierezza che, sorretto da un’invidiabile allergia a qualsiasi compromesso, si impone come esempio di coerenza e autorevolezza capace di generare dipendenza. 7.7
By Manuel Nash
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