Rudy Van Gelder il genio delle incisioni jazz

Scritto da il 12 Ottobre 2018

Rudy Van Gelder (2 novembre 1924 – 25 agosto 2016) è stato un grandissimo tecnico di registrazione, Van Gelder era specializzato in registrazioni di musica jazz.

Il primo LP di musica Jazz che mio padre portò a casa – tanti, tanti anni or sono – fu Moanin’ di Art Blakey and the Jazz Messengers.

L’ascolto di questo disco con un vecchio puleggione Perpetuum Ebner REX, un amplificatore Amtron, costruito da mio padre, e due diffusori GBC – PEERLESS rappresenta un ricordo indelebile della mia infanzia che ancora oggi mi provoca una forte emozione.

Col passare del tempo mi sono reso conto che molti dischi Jazz che amavo erano registrati o prodotti da un certo Rudy Van Gelder.

Lavorando in questo campo, parlando con gli addetti ai lavori, realizzai che quel signore era un vero “guru”: il più importante ingegnere del suono della golden age del jazz!

In una carriera durata oltre mezzo secolo, Van Gelder ha registrato diverse migliaia di sessioni di jazz, tra cui molti dei brani riconosciuti oggi come “classici”.

Van Gelder ha lavorato con tutti i più grandi jazzisti del mondo: John Coltrane, Miles Davis, Thelonious Monk, Sonny Rollins, Art Blakey, Joe Henderson, Freddie Hubbard, Wayne Shorter, Horace Silver, ecc.

Van Gelder è nato nel 1924 a Jersey City, nel New Jersey. I suoi genitori gestivano un negozio di abbigliamento femminile a Passaic, nello stato del New Jersey.

Il suo interesse per i microfoni, per l’elettronica e per la registrazione/riproduzione del suono può essere ricondotto ad un giovanile entusiasmo amatoriale per la radio.

Suo zio, che era stato il batterista della band di Ted Lewis a metà degli anni ’30, lo introdusse alla passione musicale, tanto che Van Gelder prese lezioni per imparare a suonare la tromba.

Diplomatosi optometrista al Pennsylvania College of Optometry di Philadelphia. Dal 1943 fino alla fine degli anni ’50 Van Gelder esercitò la professione a Teaneck, nel New Jersey, lavorando durante il giorno come optometrista, mentre la sera coltivava la sua passione registrando i musicisti locali che desideravano produrre dischi a 78 giri.

Dal 1946, Van Gelder coltivò il suo hobby nella casa paterna a Hackensack, nel New Jersey, in cui era stata costruita una sala di registrazione, adiacente al soggiorno, che fungeva da area di esibizione dei musicisti.

L’acustica molto asciutta di questo spazio è stata, in parte, responsabile dell’inimitabile timbrica delle sue prime registrazioni, che lo hanno reso celebre nel mondo.

A metà degli anni 50, Monk compose un pezzo, intitolato Hackensack dedicato proprio a Van Gelder ed al suo studio.

Nel 1953 uno degli amici di Van Gelder, il sassofonista baritono Gil Mellé, lo presentò ad Alfred Lion, produttore per la Blue Note Records una casa editrice discografica statunitense specializzata in edizioni jazz, fondata nel 1939, per la quale, nel decennio ‘50 – ’60, hanno inciso tutti i nomi più importanti della scena jazz e non solo. Il nome dell’etichetta, nota triste, deriva dalle caratteristiche blue note utilizzate nel blues e nel jazz.

Grazie alla sua indubbia abilità ed alla amicizia con Alfred Lion, Rudy Van Gelder registrò gran parte della produzione della Blue Note dal 1953 fino alla fine degli anni ’60.

Solo nell’estate del 1959, Van Gelder divenne un ingegnere del suono a tempo pieno e trasferì il suo studio in una struttura più grande appositamente costruita a Englewood Cliffs, a poche miglia a sud-est dalla posizione originaria. Il design del nuovo studio si ispirava al lavoro di Frank Lloyd Wright ed aveva alcune somiglianze con una cappella, con soffitti alti e acustica fineLa differenza tre la Blue Note e le altre etichette indipendenti era che i musicisti venivano pagati anche per le prove generali, prima della registrazione del disco; questo contribuiva ad assicurare un miglior risultato finale.

Bob Porter, il produttore della Prestige Records (l’unica rivale della Blue Note durante gli anni ’50 e ’60’), era solito dire:«La differenza tra la Blue Note e la Prestige sono due giorni di prove generali».
Per avendo lavorato con molte case discografiche, il nome di Van Gelder è indissolubilmente associato alla Blue Note Records.

Tra le più importanti registrazioni di Van Gelder ricordiamo

A LOVE SUPREME DI JOHN COLTRANE
WALKIN DI MILES DAVIS
MAIDEN VOYAGE DI HERBIE HANCOCK
SAXOPHONE COLOSSUS DI SONNY ROLLINS
SONG FOR MY FATHER DI HORACE SILVER QUINTET
MOANIN’ DI ART BLAKEY AND THE JAZZ MESSENGERS

Memorabile era l’ insistenza – quasi maniacale – di Van Gelder su “niente cibo o bevande in studio” e, sul fatto, che per nessun motivo qualcuno doveva toccare un microfono o una apparecchiatura. Lui stesso portava sempre i guanti quando maneggiava, con estrema cura, le attrezzature di studio.

In quegli anni anche la Verve Records iniziò ad avvalersi della nuova struttura di Van Gelder, così come altre etichette, tra cui la CTI Records (un’etichetta specializzata in smooth jazz), che registrò a Englewood Cliffs molti dei sui album di successo.

Ed è stato proprio in Englewood Cliffs che John Coltrane ha registrato l’album “A Love Supreme” per la Impulse!

Nel 1965 la Blue Note fu acquistata dalla Liberty Records e Alfred Lion si ritirò dalla gestione nel 1967.

I proprietari della Liberty Records iniziarono a utilizzare anche altri ingegneri con maggiore regolarità ed il monopolio di Van Gelder finì; qualche anno prima anche la Prestige aveva iniziato ad usare altri studi di registrazione.

Van Gelder è rimasto attivo nella registrazione musicale, lavorando come ingegnere per la maggior parte delle uscite della CTI Records di Creed Taylor, una serie di album jazz proto-smooth non sempre ben accolti dalla critica, ma che hanno avuto un buon successo di pubblico.

Alla fine degli anni ’90 Van Gelder ha lavorato come tecnico di registrazione per alcuni brani musicali presenti nella colonna sonora del programma televisivo Cowboy Bebop.

Pur essendo “tecnicamente” nato ed avendo operato nel mondo analogico, Van Gelder era estremamente favorevole al passaggio dalla tecnologia analogica a quella digitale.

In una intervista, pubblicata nel 1995 dalla rivista Audio, Van Gelder ha affermato: ”Il più grande “distorsore” è l’LP stesso. Ho fatto migliaia di master LP. Ne facevo 17 al giorno, con due torni in contemporanea, e sono contento di vedere l’LP andare in pensione. Per quanto mi riguarda è stata una liberazione. È stata una battaglia costante cercare di far suonare la musica degli LP come dovrebbe. Il vinile non è mai stato un buon supporto. E se alla gente non piace quello che sente in digitale, dovrebbe biasimare l’ingegnere che ha fatto la ripresa audio. Incolpare l’etichetta. Incolpare l’ingegnere di miscelazione. Ecco perché alcune registrazioni digitali suonano terribilmente, non lo nego, ma la colpa non è della tecnologia digitale”.

Nel 2005 ha dichiarato: “Quando ho iniziato ero interessato a migliorare la qualità delle apparecchiature di riproduzione che avevo”; “Non sono mai stato davvero contento di quello che ascoltavo, ho sempre pensato che i dischi prodotti dalle grandi compagnie suonassero meglio di quello che potevo riprodurre con il mio impianto. Così, mi sono interessato al processo e ho acquisito tutto il possibile per riprodurre l’audio: altoparlanti, giradischi, amplificatori”.

Dal 1999, Van Gelder ha rimasterizzato – a 24 bit – le registrazioni analogiche Blue Note fatte diversi decenni prima e le ha raccolte nella serie BLUE NOTE RVG Edition; ha curato, inoltre, una analoga iniziativa anche per alcuni album Prestige che ha rimasterizzato per gli attuali proprietari del marchio Concord Records.

Van Gelder era gelosissimo dei suoi metodi di registrazione, tanto che si sarebbe spinto fino a spostare i microfoni quando gli artisti venivano fotografati, in studio, durante le riprese, lasciando che fan e critici speculassero sulle sue tecniche di registrazione che sono spesso ammirate per la loro trasparenza, calore e presenza.

Richard Cook (noto giornalista musicale) ha definito il metodo di Van Gelder per registrare e mixare il pianoforte “così particolare come i pianisti che suonano”.

Alfred Lion ha criticato Van Gelder per un uso spesso eccessivo del riverbero.

Nonostante la sua posizione dominante nelle registrazioni jazz, alcuni artisti hanno evitato accuratamente il Van Gelder Studio.

Il bassista e compositore Charles Mingus è uno di questi; in una intervista ha affermato, senza mezzi termini, che:”(Van Gelder) cambia i suoni degli strumenti”.

Malgrado il segreto circa le tecniche usate, una cosa è certa: usava microfoni Neumann.

Van Gelder stesso ha, infatti, dichiarato:”Ho usato microfoni Neumann a condensatore prima di chiunque altro. Ho avuto il secondo Neumann U47 mai venduto in questo paese (nel 1949). Il primo lo ha avuto uno studio a Manhattan (Reeves)”.

L’U47 ha creato il mito Neumann nel mondo. Si tratta del primo microfono prodotto da Georg Neumann GmbH nella Berlino del dopoguerra e divenuto il microfono di riferimento nel settore della ripresa audio nei primi anni Cinquanta.

Rudy van Gelder si rese conto che l’estrema sensibilità del microfono conferiva un maggiore senso di presenza e di dettaglio dovuto ad una particolare leggera enfasi nella sua risposta nelle frequenze medio-alte che rendeva le registrazioni chiare e trasparenti.

L’alta fedeltà ha un costo: l’U 47 aveva, in origine, un prezzo triplo rispetto al corrispettivo microfono a nastro l’RCA 77 (realizzato dal mitico Dr. Harry F. Olson) che all’epoca rappresentava il riferimento assoluto.

L’U47 è stato utilizzato in innumerevoli registrazioni famose. Il produttore dei Beatles George Martin ha utilizzato l’U47 in modo estensivo nelle registrazioni del gruppo ed ha affermato che era il suo microfono preferito. Anche Sinatra, per le registrazioni in studio, utilizzava l’U47.

Gli appassionati dell’etichetta Blue Note sanno quanto siano fantastiche queste registrazioni dovute – in gran parte – al valore aggiunto dell’U 47.

Una versione a fet – non più a valvole – del modello U47 è ancora presente nel catalogo Neumann.

Nel 2009 Van Gelder è stato nominato membro della Audio Engineering Society (AES).

Nel 2009 è stato nominato Jazz Master dal National Endowment for the Arts.

Nel 2012 ha ricevuto il Grammy Trustees Award.

Nel 2013 ha ricevuto il premio più prestigioso della società, la medaglia d’oro AES.

Van Gelder ha continuato a risiedere ad Englewood Cliffs fino alla sua morte avvenuta il 25 agosto 2016.


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